“Ulm – Zeitschrift der Hochschule für Gestaltung” – I motivi di una scelta.

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Nel 2006 ricevo una comunicazione da parte di Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_utente:Pierotanca): “Ciao Pierotanca. Uno o più dei tuoi contributi alla voce Hochschule für Gestaltung, per il loro contenuto o stile, sono sembrati copiati da un sito, da un libro o altra fonte”. Poiché l’inserimento che avevo proposto a Wikipedia era basato su documenti originali – gran parte dei quali ancora inediti in Italia –  mi sembrò strano che io avessi potuto copiare da fonti diverse dalle mie, anche perché, modestamente, non ne avevo alcun bisogno.. Non mi interessai della cosa, a suo tempo. Solo ora, in una delle consuete rivisitazioni dei files abbandonati nel mio computer e dei fogli via via accumulati in un’era pre – digitale, ritrovo gran parte dei materiali – originali ed elaborati – che fanno la storia del mio interessamento per la Hochschule_für_Gestaltung di Ulm (HfG). Scopro ora, inoltre, in https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Hochschule_f%C3%BCr_Gestaltung&action=edit&redlink=1, una avvertenza che mi dice “Attenzione: stai per ricreare una pagina già cancellata in passato” (23:10, 27 nov 2007). Poiché non troverei bello che il materiale che ho sviluppato nel corso degli anni a proposito della HfG sia cancellato dalla constatazione (da verificare) di un plagio, mi lascio vincere dalla tentazione di ripubblicarne gran parte. In questo caso, sì, copio ma da me stesso e per motivi affettivi nei confronti dei miei studi passati, avendo constatato, per di più, che alla voce – in lingua italiana – https://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_Ulm di Wikipedia trovo un’esposizione che non rende assolutamente merito alla Scuola stessa.  Forse non è una voce Wikipedia la sede appropriata per delle esposizioni  approfondite o, semplicemente, ad un’esposizione non dettagliata è più facile attribuire i crismi della “originalità”. Lontano da me ogni spirito di polemica e ringraziando Wikipedia per l’opera di informazione che comunque svolge, decido però di pubblicare il mio, di materiale.

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Esso è tratto dai miei rapporti personali con alcuni esponenti della Scuola, con l’Hfg-archive dalle traduzioni integrali della rivista “ulm”, le cui pubblicazioni accompagnarono la vita della Scuola. È da quest’ultima che traggo il materiale che qui pubblico.

La HfG è già stata oggetto di animate ed animose critiche – spesso infondate, non documentate e spesso ispirate dalla difesa della propria individualità – da parte di molti esponenti del disegno industriale (o design) – perché io qui mi dilunghi oltre. Ricordo solo che la Scuola fu chiusa dalla autorità governative della Germania del dopoguerra, in un anno, 1968, evocatore di significativi avvenimenti nella storia mondiale. Fatto, questo, che dovrebbe suggerire interpretazioni più suggestive di quanto normalmente sia stato fatto, eccezione fatta per il volume edito da Costa & Nolan – che contiene anche un contributo di Giovanni_Anceschi sui rapporti fra l’Istituto e l’Italia – che ebbe l’indubbio merito di raccogliere le voci divergenti provenienti dall’interno della Scuola, con il tentativo di rendere un’immagine più “oggettiva”,  che però, nella scelta dei contributi che comprende, non mette sufficientemente in luce alcuni aspetti fondamentali e che costituiscono il materiale per più proficue riflessioni.

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Giovanni Anceschi, ““Struttura tricromia”, 1963

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La prima di queste è suggerita dal fatto che, già nel 1950 – quindi prima della sua fondazione – fra le materie previste l’insegnamento in un futuro Istituto, venivano annoverate: politica, giornalismo, radiofonia, fotografia, pubblicità, industrial design, urbanistica,cioè un insieme di conoscenze che avrebbe portato, dopo la gestione del formalista Max_Bill, a quella conversione di termini, da “configurazione” a “progettazione ambientale”, di cui Tomás_Maldonado fu probabilmente il principale fautore o, quanto meno, il primo ad avvertirne la necessità. Egli enuncerà la necessità di considerare che il mondo dei prodotti dipenderà dalla  capacità di tradurre in una pratica socialmente comprensiva i programmi progettuali – delle Scuole specializzate e dei progettisti stessi (https://pierotanca.wordpress.com/2017/05/26/ulm-zeitschrift-der-hochschule-fur-gestaltung-n-1011-maggio-1964-1213-marzo-1965/).

La seconda riflessione riguarda le relazioni tra produttore e consumatore, all’interno delle quali si rileva come il primo sia interessato al solo valore di scambio del prodotto nel mondo dei consumi –  motivati da ragioni proiettive o compensatorie –  lasciando al consumatore l’illusione della sua libertà di scelta in un ambito di cui – riportando Gregor Paulsson – resta lacunosa una spiegazione chiara relativa ai fenomeni ad esso connessi. (da Tomás Maldonado, “Nuovi sviluppi nell’industria e la formazione  del disegnatore industriale”, n. 2, ottobre 1958).

La terza riflessione, legata all’articolo appena citato, è  la consapevolezza di come l’industria tedesca vedesse allora nella Scuola di Ulm la possibilità di crearsi un alibi. Maldonado se ne dichiarò successivamente consapevole, pure mantenendo l’illusione che fosse possibile far convergere gli interessi produttivistici del neo capitalismo nascente con gli interessi degli utenti. Nella raccolta dei suoi scritti (“Avanguardia e razionalità”, Einaudi 1974), ne farà menzione, introducendo, con il titolo “Disegno e le nuove prospettive industriali” (pp.55/66), quella che fu la Conferenza tenuta alla Grande Esposizione Universale di Bruxelles (Expo ’58), 18 settembre 1958 (in “Ulm”, n. 2, 0ttobre 1958).

1 004.jpg    Tomás Maldonado, Hans Conrad, Klaus Erler, Almir da Silva Mavignier, Martin Krampen, 1955

La quarta riflessione nasce dall’attenzione posta per la prima volta in una scuola di progettazione sull’argomento “informazione”, ponendo il focus  (si veda Abraham_Moles “Prodotti: la loro complessità funzionale struttale e funzionale”, in “ulm” n. 6- ottobre 1962) sì sulla teoria dell’informazione ma intesa come teoria di strutture, cioè “forma mentale” imposta  sulla realtà, dove l’oggetto perde la sua concretezza per passare in un mondo di segni rappresentativo, a sua volta trasferibile (ai tempi di Ulm) in una scheda perforata: il primo passo nella codificazione dell’oggetto in un vocabolario astratto, verso la completa astrazione  .dell’oggetto stesso nell’attuale mondo virtuale, in cui la comunicazione è assurta a vera e propria componente del mondo delle merci. Concetto che verrà ripreso in un successivo articolo di “Ulm” (“Informazione macchine consapevolezza”, n 7), quando si ricorda come alle macchine fossero già da tempo state delegate operazioni e realizzazioni un tempo prerogativa dell’uomo e, fra queste, il pensiero, con la contemporanea e progressiva aggressione del concetto di consapevolezza, in una società in cui  l‘industria delle comunicazioni ha acquisito molto più potere e più responsabilità di quanto generalmente si voglia ammettere.  (“Educazione alla progettazione visiva”, in “Ulm”, n. 12/13)

La quinta riflessione riguarda l’interpretazione fallace del futuro del mondo delle merci, dell’architettura, dell’urbanistica e della società nel suo insieme, i cui sviluppi non sono andati nella direzione che molti degli esponenti di Ulm avevano ipotizzato.

“Lo sviluppo futuro non andrà verso la standardizzazione ma verso la diversificazione, … verso il progressivo arricchimento delle risorse e dei fini culturali”, scriveva Maldonado (conferenza di Maldonado n. 10/11). E questo, a livello planetario, sembra non si accaduto, anzi. Fenomeni come  la perdita delle competenze locali in favore di una globalizzazione a cui hanno teso i monopoli per accelerare la propria egemonia – non ultima quella nei materiali da costruzione, tanto amati dagli architetti “à la page” – e tutti gli altri problemi interdipendentemente connessi, stanno dimostrando quale è la via intrapresa dall’economia. Forse,come affermava Claude_Schnaidt in un suo articolo (“Architettura e impegno politico”, in “Ulm”, n. 19/20), è esistito “chi ha escluso gli architetti e gli urbanisti dai processi che possono rendere il mondo un posto in cui sia possibile abitare” ma, egli stesso aggiunge, come sia “Giusto domandarsi se gli architetti e gli urbanisti abbiano fatto tutto quello che potevano fare per cambiare questa situazione”.

La risposta è tanto ovvia da non meritare qui altro spazio.

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p.s.: nei documenti che qui saranno compresi, frutto delle traduzioni dal tedesco e dall’inglese (nonché dal francese, fino a quando la rivista, nei numeri iniziali era in versione tri lingue) degli articoli dalla rivista “ulm”, non sono stati inclusi molti articoli sulle realizzazioni dell’attività  didattica, nonché alcuni scritti di Tomás Maldonado (di cui ebbi l’onore di essere collaboratore) che hanno già avuto discreta diffusione in lingua italiana.

Questi ultimi sono:

Comunicazione e semiotica, “ulm”, 5, luglio 1959 e in “Avanguardia e razionalità”, Einaudi 1974, pp. 67/77.

“Un sistema di segni per elaboratori elettronici”, “Ulm”, 8/9, settembre 1963 e in “Avanguardia e razionalità”, Einaudi 1974, pp. 103/106,

“design, sesso e controllo”, , Ulm 6, ottobre 1962 e in “Avanguardia e razionalità”, Einaudi 1974, pp. 145/147

“Oggetti di design e oggetti d’arte”, , Ulm 7, gennaio 1963 e in “Avanguardia e razionalità”, Einaudi 1974, pp. 148/152

e tutte le argomentazioni relative alla discussione sul Bauhaus che Maldonado sintetizzò così

(in “Ancora il Bauhaus – 1958-1963-1970”, pp. 153/172): “(p. 153) Il testo ‘Sulle radici pedagogiche del Bauhaus’ è stato scritto nel1958 e pubblicato quasi integralmente, con lievi modifiche, nella rivista Ulm, n. 2 dello stesso anno. Il testo ‘Sul libro di Winkler e il caso Hannes Meyer’ è un frammento con alcune correzioni del mio articolo ‘Èè attuale il bauhaus?’ pubblicato nella rivista ulm 8/9, 1963. Lo scambio di lettere fra Walter_Gropius e me, che seguì questo articolo, apparve nella rivista ulm 10/11 con l’autorizzazione di Gropius. Tutto questo gruppo di articoli è comparso nella rivista Controspazio, marzo 1970”.

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